Per quattro mesi il padre Macario si recò ogni giorno da un fratello, e non lo trovò neppure una volta a prendersi riposo dalla preghiera. Disse allora con stupore: «Ecco un angelo in terra!»84
Per quattro mesi il padre Macario si recò ogni giorno da un fratello, e non lo trovò neppure una volta a prendersi riposo dalla preghiera. Disse allora con stupore: «Ecco un angelo in terra!»84
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Note
84 Soprattutto per questo sguardo rivolto costantemente a Dio, come quello dei cherubini e serafini (cf. Bessarione 11), la tradizione ha amato chiamare «angelica» la vita di coloro che si sono consacrati a Dio (cf. PJ V, 34) nella verginità (cf. Lc 20, 36) e nella lode perenne a lui (cf. Mt 18, 10). Chi conduce una vita di preghiera, vive in grande comunione con gli angeli. Questi giocano infatti un grande ruolo negli apoftegmi: li vediamo intervenire spesso, per consigliare, consolare, rimproverare, rassicurare gli anziani. Chi è purificato dalle lacrime, dalla mortificazione, dall'obbedienza, dalla preghiera continua, diventa simile agli angeli (cf. Evagrio, Preghiera 113), come è detto più volte (cf. Arsenio 42; Giovanni di Tebe; Carione 2; N 46, ecc.). È un aspetto del dominio sulla creazione, del superamento delle sue barriere, di cui si è a lungo trattato nell'introduzione (pp. 42-45). La tradizione monastica, soprattutto orientale, ha sviluppato con ampiezza la dottrina della «vita angelica».
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Fonte: L. Mortari, Vita e detti dei Padri del deserto, Città Nuova, ed. 2012
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